La donna che aiuta i disabili a vivere il sesso. "Ma non sono una prostituta”

Giu 2, 2019 by

La donna che aiuta i disabili a vivere il sesso. "Ma non sono una prostituta”Nel Nord Europa, dove le menti e le leggi sono più aperte e il sex working è una realtà, si chiamano assistenti sessuali. Da noi sono declinati in OEAS, che sta per “Operatore all'emotività all'affettività e alla sessualità”, e hanno la delicata mission di supportare e assistere le persone diversamente abili nel vivere la loro intimità e le loro emozioni sessuali. Un tema da sempre rimosso, quello del rapporto tra disabilità, desiderio e sentimenti, che in Italia aspetta ancora una legge. Quella del 2014, presentata dall'esponente del Partito Democratico Sergio Lo Giudice, non è mai stata calendarizzata e adesso la delicata materia è nelle mani del M5S. Ma intanto a infrangere il tabù ci ha pensato la Rai, attraverso Stefano Coletta con la meritoria serie “Il Corpo dell'Amore”: quattro puntate in seconda serata dal 31 maggio che raccontano le storie di altrettanti disabili alla ricerca di una sessualità libera e indipendente.Al centro dell'ultimo episodio, che andrà in onda il 21 giugno, c'è la storia di Anna Senatore, 46 anni e tre figli, nel suo percorso con Matteo, 39 anni, tetraplegico: è stato il suo tirocinio, sei mesi da maggio a dicembre dello scorso anno, assistita dal supervisore Fabrizio Quattrini, psicologo, sessuologo e vicepresidente dell'associazione LoveGiver, dal 2013 impegnata nel diritto al benessere psicofisico dei disabili. Un benessere che non può prescindere dalla sfera sessuale. Intuendone l'urgenza, ancora prima di una legge che regolamenti la professione, LoveGiver è stata la prima in Italia ad organizzare corsi di formazione con relativo tirocinio per OEAS selezionando 30 persone, ridotte poi a 16: fisioterapisti, assistenti, counselor, operatori olistici che però, spiega Quattrini, non avevano ancora la preparazione adatta per guidare i disabili nella loro sfera più intima, per occuparsi di educazione sesso-affettiva, indirizzando al meglio, chiarisce “le energie intrappolate nei corpi delle persone disabili”.Niente a che vedere col sesso nudo e crudo: “Non vogliamo far vivere ai disabili una sessualità meccanica, non avrebbe senso. Puntiamo a renderli in grado di sperimentare l'affetto, il corpo, le emozioni e il sesso in modo armonico”. Quattrini ha dato il via a un protocollo che prevede dodici incontri suddivisi in tre livelli: quello dell'accoglienza per capire come entrare in contatto con le varie sindromi e anche con le famiglie e le comunità di riferimento dei disabili. Una fase due, di ascolto, per capire qual è la vera richiesta dell'assistito e un' ultima “fase del contatto”, che non esclude l'intimità ma non prevede rapporti sessuali. “I disabili spesso non sanno neanche come funzioni la sessualità e i nostri operatori li aiutano mostrando video, foto, e anche guidandoli verso l'autoerotismo, mostrando magari l'uso dei sex toys. E' tutto molto soggettivo, e gli interventi sono diversi da caso a caso. Quello che però mettiamo in chiaro dall'inizio con gli assistiti è che non si devono considerare gli operatori come loro fidanzati o fidanzate, pena l'interruzione del rapporto. E nella selezione degli OEAS, che quando opereranno guadagneranno dai 50 agli 80 euro a seduta, cerchiamo persone empatiche, con una corporeità libera e serena”.Il ritratto, insomma, di Anna Senatore, salernitana che oggi vive a Ferrara, dove ha uno studio privato nel quale si occupa di Zen, Tantra e percorsi evolutivi: nel 2007, dopo il divorzio dal padre dei suoi tre figli e da una prima vita professionale dov'era prima agente di commercio nel settore pubblicitario e poi titolare di un negozio di fiori e bomboniere, ha iniziato a percorrere le tappe che tre anni dopo l'hanno portata a diventare consulente olistica del Benessere.Oltre ad essere la protagonista dell'ultima puntata della serie di Raitre, Anna è anche la prima tirocinante che ha finito il corso, la prima operatrice all'emotività, all'affettività e alla sessualità in Italia. Adesso si racconta all'Agi, spiegando cosa significa, come si cresce e anche a cosa si rinuncia con una scelta coraggiosa e altruista come la sua.Come ci si sente ad abbattere un tabù?“Mi sento una pioniera in un ambito socio-culturale che ancora è considerato un tabù. L'ignoranza è tale che potrei essere essere associata a una prostituta perché per abbreviare si parla di assistenza sessuale ai disabili. Spero che il film aiuti a comprendere che la nostra figura professionale intraprende un percorso personalizzato che varia a seconda dell'assistito e e che non si limita a un solo incontro. Talvolta anche quando si spiega cosa fa una OEAS, non si riesce a far capire a tutti che contemplare la sfera sessuale non significa fare sesso. Non è riuscito a comprendere la profondità della mia missione, neanche il mio compagno: ci siamo lasciati subito dopo la fine del corso, ma talvolta succede di perdere affetti e persone importanti che non capiscono che nel mio lavoro olistico io possa contemplare anche la sessualità nella mia missione di vita”. Non è una missione banale, come c'è arrivata?"Quando aspettavo il mio primo figlio che adesso ha 20 anni, c'è stato un momento in cui le analisi avevano rilevato il sospetto di un cromosoma alterato. Ho vissuto un dramma interiore, ma prima di avere il risultato della villocentesi che scongiurava il pericolo, avevo deciso che avrei tenuto comunque il bambino. Da allora è come se avessi assimilato la sensibilità delle mamme dei disabili, troppo spesso lasciate sole davanti al naturale diritto alle sessualità dei loro figli. Tanto che per reazione, a volte conscia a volte inconscia, molte famiglie negano i bisogni affettivi e sessuali dei loro figli, tendendo a considerarli sempre dei ragazzini da accudire e non degli adulti. Quando una mia amica mi ha informato della selezione dei corsi per assistente sessuale non ci ho pensato un attimo, il mio percorso evolutivo professionale è sempre andato di pari passo con quello personale. La mia mission doveva comprendere anche le persone disabili. E quando ho riempito la mia scheda ho accettato di occuparmi sia di uomini sia di donne, perché le anime non hanno sesso. Poi è arrivato Matteo”.Con lui ha fatto il tirocinio documentato dalle telecamere de “Il corpo dell'amore”, come è stato il vostro primo incontro?“Nei primi appuntamenti è stato difficile riuscire a capire i suoi bisogni, è stato quello il mio lavoro più difficile. Matteo è arrivato a LoveGiver non perché cercasse una escort, quella è in fondo una strada più facile, ma perché voleva essere messo in condizioni di trovarsi una fidanzata, come è poi successo nel marzo scorso. Cercava la sessualità, ma non fine a se stessa, puntava all'amore, ma all'inizio è stato complicato capire a che punto era la sua vita, la conoscenza del suo corpo e la gestione delle sue pulsioni, che ho scoperto strada facendo a un certo punto della sua vita aveva represso. Ad esempio, poi, non è stato così semplice capirsi quando mi diceva di volere un bacio profondo”.Che dubbi ci possono essere sul desiderio di un bacio profondo?“Quello che ho imparato da lui è che ciò che noi diamo per scontato, per persone come lui non lo sono. Il bacio profondo che chiedeva era in realtà un bacio sulla guancia che durasse qualche secondo. Alla soglia dei 40 anni, a Matteo mancava un pezzo di vita importante almeno 25 anni di esperienza affettiva ed emotiva. Le persone come lui nelle loro nelle loro vite ricevono sicuramente abbracci da familiari e dai compagni di scuola, ma gli manca l'intimità. Mio figlio quando aveva sei anni mi ha detto che era innamorato perché era stato mano nella mano con una compagna di scuola, a Matteo questo era stato negato”.Come l'ha aiutato a recuperare l'intimità?“Siamo stati mano nella mano, poi gli ho spiegato che non doveva essere irruento, che conquistare una fidanzata, andare a fare shopping con lei e stendersi nel letto con lei come desiderava non era semplice come nei film dove tutto avviene in pochi minuti. Non sapeva dire neanche da quali parti del corpo femminile fosse attratto, per aiutarlo ho usato una cartellina con immagini ritagliati dai giornali. È emerso che era affascinato dai seni, che anche quando era al mare distoglieva lo sguardo per reprimersi. Dopo essermi confrontata con il mio supervisore Quattrini (compare anche nella puntata ndr) proprio alla fine del nostro ciclo di incontri gli ho domandato che esperienza gli sarebbe piaciuto portare a termine e lui ha chiesto di poter toccare il mio seno”.È previsto dal protocollo?“Il nostro intervento non prevede una sessualità completa, questo lo aveva chiaro anche lui, fin dall'inizio, ma sta all'assistente decidere, caso per caso, dove arrivare. Lo sfioramento del seno che è documentato anche nella puntata, è stata una bellissima esperienza, molto delicata. Ma possiamo anche scegliere di aiutare i disabili a capire come darsi il piacere, c'è chi lo fa troppo violentemente procurandosi ferite. Sta a noi guidarli e non è certo una pratica da prostituta perché serve un'adeguata preparazione, insieme a empatia e sensibilità, non è mica fine a se stessa. L'assistente sessuale può anche denudarsi se questo può arricchire la conoscenza del disabile di cui si sta occupando. Perché la conoscenza è consapevolezza”.I suoi figli come hanno reagito quando hanno saputo che era diventata un'assistente sessuale?La mia famiglia purtroppo si è divisa. Il mio primo figlio ha reagito con grande ostilità chiedendomi perché proprio io dovevo fare queste cose, si vergogna di me. Gli altri due, di 18 e 14 anni, mi supportano. Il loro padre, da cui sono divorziata, mi ha vietato di citarli nella trasmissione di Raitre, dove non viene mai menzionato che sono una madre, un'imposizione che mi ha fatto soffrire. Però questo lavoro pionieristico è importante, ho deciso di partecipare a questo film documentario anche per far sapere alle famiglie dei disabili che esistono figure professionali come la mia. La legge presto si adeguerà, spero, ma loro non possono aspettare ancora per vivere la loro intimità”.



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Una donna è morta dopo aver assunto per 2 mesi integratori. Gli esperti accusano Herbalife

Mag 30, 2019 by

Una donna è morta dopo aver assunto per 2 mesi integratori. Gli esperti accusano HerbalifeFormulazioni con metalli pesanti e batteri in grado di portare alla morte in breve tempo: questa l'accusa mossa da un team di esperti indiano ad Herbalife, responsabile secondo i ricercatori, della morte per grave insufficienza epatica di una giovane donna del Kerala consumatrice dei prodotti del colosso americano.L'accusa all'azienda di integratori alimentari è diventata un caso studio pubblicato su giornali scientifici (tra questi PublMed) e realizzato da un pool di ricercatori del The Cochin Gastroenterology Group, Ernakulam Medical Centre indiano.Ad avviare la ricerca è stata la morte di una donna di 24 anni con ipotiroidismo senza altre malattie croniche. La ragazza stava assumendo regolarmente da due mesi tre prodotti dimagranti Herbalife a base tiroxina quando ha sviluppato una progressiva perdita di appetito per una settimana, seguita da ittero.Dodici giorni dopo, l'ittero è peggiorato (bilirubina totale 28,6 mg / dL) spiegano i medici indiani, “e lei è stata portata alla nostra emergenza in encefalopatia epatica di grado 3”. Le lesioni al fegato, si legge su Il Salvagente, erano talmente gravi da farla trasferire con urgenza a un centro trapianti, ma la ragazza è deceduta prima del trapianto. Le indaginiI dottori hanno voluto andare fino in fondo alla storia: hanno reperito un prodotto dallo stesso venditore da cui la paziente aveva inizialmente effettuato l'acquisto. Parallelamente hanno 8 prodotti su Internet sottoponendoli ad analisi di metalli pesanti, tossicologia e studi di contaminazione batterica.“Abbiamo trovato alti livelli di metalli pesanti in tutte le formulazioni Herbalife e composti tossici non indicati, incluse tracce di agente psicotropico nel 75% dei campioni” spiegano i ricercatori. E aggiungono: “Nell'analisi microbica, l'analisi ha rivelato diverse comunità batteriche, tra cui specie altamente patogene”. Non solo: “Abbiamo rilevato patogeni batterici patogeni (Proteobacteria e Cyanobattería) con il potenziale di causare lesioni epatiche nel 63% dei casi campioni analizzati, compresi generi pericolosi come Escherichia, Klebsiella, Acinetobacter e Streptococcus. Questo livello di rilevamento microbico è inaccettabile negli integratori alimentari e preannuncia una minaccia per la salute pubblica che potrebbe portare a gravi danni agli organi con un uso ripetuto e a lungo termine”, conclude l'équipe di ricerca. La risposta di HerbalifeNetta la replica di Herbalife che al Salvagente, sito che smaschera le truffe ai consumatori prendendo anche in esame test di laboratorio, ha commentato: “Ogni giorno, milioni di consumatori in tutto il mondo utilizzano in tutta sicurezza prodotti Herbalife Nutrition e noi sosteniamo la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti”. Dall'azienda spiegano come “Tutti i nostri prodotti e le procedure di produzione sono co formi alle normative governative vigenti in ciascuno dei 94 mercati in cui i nostri prodotti sono venduti e nessuna epatotossina è stata mai riscontrata nei nostri prodotti”.Quanto alla ricerca indiana, l'azienda fa sapere che “Oltre al nostro robusto programma di test di routine in India, abbiamo chiesto a un laboratorio indipendente e certificato dal governo di testare i prodotti menzionati nel recente articolo e i risultati confermano che i prodotti sono completamente sicuri e conformi a tutte le normative di sicurezza del governo indiano”.Herbalife – si legge ancora sul Salvagente, ci ha inviato i certificati emessi dal dalla Federazione delle Indie Camera di Commercio e Industria (FICCI) Research and Analysis Centre (FRAC), centro di ricerca e analisi indipendente. Da questi risulta che tanto la qualità microbiologica dei 24 alimenti testati, che il contenuto di metalli pesanti è in linea con i livelli di sicurezza per il consumatore.



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La donna sopravvissuta per 2 settimane in una foresta mangiando falene

Mag 28, 2019 by

La donna sopravvissuta per 2 settimane in una foresta mangiando faleneÈ stata ritrovata e sta bene Amanda Eller, un'insegnante di yoga scomparsa più di due settimane fa in una foresta dell'isola di Maui (Hawaii). La donna, 35enne, aveva perso la strada, poi era finita in un burrone dopo essersi fatta male a un piede e da quel momento ha cercato solo di sopravvivere cibandosi di erbe locali. Ma ad aiutarla in modo particolare, ha raccontato lei stessa al New York Times, è stata una voce interiore che le diceva che “Hai solo una scelta: vivere o morire”.“Sentivo questa voce che mi incitava: ‘Se vuoi vivere prosegui'”. E ogni volta che Amanda iniziava a nutrire qualche dubbio o cercava di cambiare strada, “accadeva qualcosa come fosse un segnale: un ramo che le si spezzava addosso, un colpo all'alluce. E così mi dicevo: “Ok, devo andare””, spiega la fisioterapista e maestra di yoga che non ha mollato nonostante la fame e il freddo (le temperature scendono di molto durante la notte e le giornate sono spesso piovose).A dare l'allarme sono stati il suo fidanzato e i genitori, che hanno offerto una ricompensa di 10 mila dollari a chi avesse informazioni fondamentali per aiutare le ricerche. Ma per giorni l'unica cosa che è stata individuata dai soccorritori è stata la sua Toyota bianca, ferma nel parcheggio della Riserva della foresta di Makawao, con il suo telefono e il suo portafoglio all'interno.Tutto lasciava pensare a un rapimento. Eller ha detto al Times che aveva intenzione di fare una breve passeggiata. Si era allontanata dal sentiero per riposare ma quando aveva ripreso a camminare, non aveva trovato più la strada. Durante il suo calvario è caduta da una scogliera, procurandosi una frattura alla gamba. Ha riportato anche abrasioni alle caviglie e una grave scottatura solare. Dopo 17 giorni di peregrinazioni, alla fine l'insegnante di yoga ha avvistato un elicottero inviato a cercarla. "Alzai lo sguardo e loro erano proprio sopra di me", ha detto.La madre di Eller, Julia, ha raccontato al Maui News che sua figlia è sopravvissuta rimanendo vicino a una fonte d'acqua e mangiando lamponi selvatici, fragole e persino un paio di falene. Eller ha cercato di catturare qualche aragosta ma "non ha avuto molto successo", ha dichiarato sua madre. "Ha perso un po 'di peso, ma è riuscita a sopravvivere”. Per riuscire a ritrovarla è stata creata anche una pagina Facebook (FindAmanda) che conta oggi oltre 28 mila utenti.



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