Le Iene, due inviati "aggrediti e immobilizzati dai Casamonica"

Ott 20, 2020 by

Le Iene, due inviati "aggrediti e immobilizzati dai Casamonica"Alessandro Di Sarno e Vincenzo Mauro erano andati da Nando Casamonica per capire come mai, come si vede in un video pubblicato sul suo profilo Instagram, avesse fatto guidare a un bambino la macchina pubblicando poi il video. La situazione però è presto degenerata. "Mi hanno aggredito e immobilizzato", racconta la Iena Alessandro Di Sarno in merito a quanto accaduto sabato 17 ottobre mentre, assieme all’autore Vincenzo Mauro, stava girando un servizio a proposito del video in questione. Più in dettaglio, Iena e autore sono andati nel quartiere Romanina, a sud est della capitale. "Siamo andati da Nando – spiega Di Sarno – per capire cosa l'avesse spinto non solo a far guidare la macchina a un bambino, ma anche a pubblicare quel video come fosse un trofeo". "Ci hanno aggredito – ripete la Iena Di Sarno – Hanno immobilizzato l’autore e hanno estratto tutte le schede dalle telecamere distruggendole. Una signora mi ha strappato la telecamera di mano rompendo i microfoni". Ed è proprio quello che si vede nel video sul sito de 'Le Iene': mentre la donna tenta di strappare la telecamera all'autore, un uomo alle sue spalle lo insegue con un manico di scopa. Quest'uomo è Guerino Casamonica, padre di Nando, che Le Iene avevano conosciuto due anni fa quando Ismaele La Vardera lo aveva intervistato entrando nella residenza del clan.  Sabato poi è intervenuta la polizia alla quale Alessandro Di Sarno e Vincenzo Mauro hanno dato conto dei fatti. "Per fortuna inspiegabilmente una scheda è rimasta nella telecamera che ha filmato tutto", dice la Iena. Domani sera a Le Iene su Italia 1 l'intera vicenda.



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Burioni: "Le Iene mi crocifiggono, si è passato il segno"

Giu 10, 2020 by

Burioni: "Le Iene mi crocifiggono, si è passato il segno""Non ho alcun conflitto di interesse per quanto riguarda Covid-19". Inizia così un lungo post su Facebook di Roberto Burioni in risposta a "un servizio delle Iene che ha scelto come fonte per crocifiggermi il Codacons, che da anni mi perseguita". Il virologo, che nei giorni scorsi aveva annunciato il suo silenzio stampa, ora si dice "costretto a ritardare la mia scomparsa dai media e dai social per fornire alcune precisazioni". La prima riguarda il suo presunto conflitto di interessi in merito agli anticorpi monoclonali come possibile soluzione contro il Coronavirus.  "Produrre anticorpi monoclonali umani è il mio lavoro dal momento della mia laurea. Ne ho prodotti tanti, ma nessuno di questi è di mia proprietà", spiega Burioni rispondendo a Le Iene. "La gran parte sono di Pomona Ricerca, una azienda con la quale collaboro proficuamente da molti anni e della quale sono da molti anni consulente scientifico. Ovvio che qualunque opportunità di collaborazione scientifica venga rimandata alla mia valutazione. Nessuno di questi anticorpi monoclonali è in commercio (sono tutti in una fase molto precoce di sviluppo) e non lo saranno ancora per almeno 10 anni; soprattutto nessuno di questi monoclonali è (purtroppo) diretto contro Covid-19. Quindi se gli anticorpi monoclonali contro Covid-19 si dimostreranno utili, io (così come Pomona Ricerca), non ne trarrò alcun beneficio economico".  "Non ho nessun conflitto di interesse", dice a riguardo Burioni, sottolineando che "se il plasma funziona o se funzionano gli anticorpi monoclonali contro Covid-19, se servono le mascherine o non servono, se si usano o non si usano i disinfettanti o i farmaci, a me non cambia niente dal punto di vista economico". Inoltre, secondo il virologo "immaginare il plasma come alternativo agli anticorpi monoclonali vuole dire non sapere di cosa si parla". Per quanto riguarda la collaborazione con la Fondazione Lorenzini riguardo ai vaccini, Burioni spiega che "si è concretizzata nella collaborazione per la stesura di un quaderno sulla esitazione vaccinale uscito con il Sole 24 ore scritto insieme a una serie di autorevoli colleghi per la quale ho emesso regolare fattura di 1500 euro". "Immaginare -aggiunge- che questo costituisca conflitto di interesse richiede uno sforzo notevole di immaginazione".  "Queste -dice ancora- sono le bugie più evidenti che ho sentito. Per le altre datemi tempo di risentire questo servizio insieme al mio legale, perché questa volta si è passato il segno". "Spero che questo trattamento, fatto di bugie e di insinuazioni, sia di monito a qualunque scienziato voglia nel futuro impegnarsi a informare correttamente le persone", è il messaggio di Burioni, che poi conclude: "Non vi dico a presto perché a presto non sarà. State attenti e prendete ancora le precauzioni. L'epidemia sta passando ma meglio riprendere la nostra vita normale con prudenza ancora per qualche settimana".



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Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"

Apr 6, 2020 by

Politi (Iene): "Io ancora positivo dopo 30 giorni, ne bastano 15 per uscire?"Un comunicato e un video sul sito delle Iene raccontano la storia della "iena" Alessandro Politi che si è ammalata di coronavirus, e che trenta giorni dopo è ancora positiva al test anche se i sintomi sono scomparsi quasi subito. “Quanti potrebbero essere positivi e non saperlo senza il test?” si chiede Politi. E soprattutto, "bastano davvero 15 giorni d’isolamento per poter uscire di casa?".  Racconta la iena colpita da covid-19: “Ho avuto febbre e tosse per pochi giorni, poi mi sono sentito bene. Ma dopo un mese il mio tampone è ancora pienamente positivo”. La redazione delle Iene ricorda come il programma di Mediaset sia fermo ormai da un mese, "dopo che uno di noi è stato contagiato dal coronavirus. Il nostro collega che si è ammalato è – per l'appunto – la Iena Alessandro Politi, che approfondisce un tema molto importante: sono davvero sufficienti quindici giorni di isolamento dalla fine dei sintomi per poter tornare a uscire di casa? Ecco il racconto di Politi in un video. “Il 5 marzo mi sono svegliato con un forte mal di testa, febbre alta e un po’ di tosse”, racconta la Iena. “In quel momento non c’erano ancora i decreti di chiusura. Provo in tutti i modi a farmi fare un tampone, anche se non vogliono farmelo perché non ho una sintomatologia così grave. Comunque in ospedale spiego che sono un giornalista e sono stato in diretto contatto con tante persone e colleghi”.  La preoccupazione di Alessandro Politi era soprattutto per tutti coloro che potevano entrare in contatto con Le Iene e lo staff, come ad esempio gli intervistati che, considerato il periodo, potevano anche trovarsi in ospedale. Dopo un po’ di titubanza il personale accetta e l’esito del tampone è chiaro: positivo al COVID-19, l’ormai famoso coronavirus. “La cosa sorprendente – continua Politi – è che la sera stessa con una tachipirina la febbre è passata, il giorno successivo avevo meno sintomi e al terzo giorno non avevo più niente”, racconta la nostra Iena Alessandro Politi. “Se non avessi fatto il tampone, avrei pensato di avere un’influenza”. Passato il periodo obbligatorio di quarantena, è il momento di rifare il test: per essere considerati guariti, infatti, servono due tamponi consecutivi negativi. “Io stavo bene, ma dopo 17 giorni ero ancora pienamente positivo”. “Passano altri dieci giorni e il 3 aprile – insiste Politi – cioè l’altroieri, faccio un altro tampone”, racconta la Iena. “Ormai è quasi un mese che sono senza sintomi, ma l’esito è sempre lo stesso: pienamente positivo. Ho chiesto se è normale, i medici hanno ipotizzato che potrei aver preso una carica virale più aggressiva. Il mio corpo fortunatamente la sta gestendo bene ma ci vuole più tempo per debellarla”. E’ qui che ad Alessandro Politi sorge un dubbio: “Perché le istituzioni permettono a persone che hanno avuto i miei stessi sintomi di uscire di casa dopo 15 giorni” senza aver ricevuto un tampone? “Quante persone potrebbero essere a lavorare con il rischio di diffondere il virus?”.  Le Iene ricordano che fino a poco tempo fa "alle persone con sintomi lievi come Alessandro Politi il tampone non veniva proprio fatto, ma si doveva ’solo’ rispettare la quarantena alla fine della sintomatologia. E chi è stato a contatto diretto con un malato, a meno di casi eccezionale, non riceve alcun tampone in assenza di segni della malattia: unica prescrizione, l’isolamento". "Come si è deciso che i quindici giorni siano sufficienti, se io – conclude la iena Politi – dopo trenta giorni sono ancora positivo? Non è che forse il contagio tarda a fermarsi anche per questo motivo?”.



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Le Iene, il mercato della contraffazione dei grandi marchi della moda

Ott 30, 2019 by

Le Iene, il mercato della contraffazione dei grandi marchi della modaLa Iena Alessandro Politi si è recato ad Istanbul per mostrare quanto vale il mercato della contraffazione dei più grandi marchi della moda italiana



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